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submitted 1 day ago by emama@poliversity.it to c/news@feddit.it

"pensava fosse amore invece era un calesse"

“Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, in nome del cameratismo e del dovere, guida i dispersi attraverso la valle delle tenebre, poiché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furiosa collera, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello; e voi saprete che il mio codice identificativo è Sandy 1, quando la mia vendetta si sarà abbattuta su di voi. Amen”.
E lo uccise a colpi di pistola

Il segretario Usa Pete Hegseth cita Pulp Fiction al Pentagono scambiandolo per un versetto biblico:
il versetto Ezechiele 25:17, declamato dal personaggio interpretato da Samuel L. Jackson, prima di uccidere un uomo a colpi di pistola.

Pete Hegseth cita Pulp Fiction al Pentagono scambiandolo per un versetto biblico https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/hegseth-pulp-fiction-bibbia-pentagono-notizie/8357609/

#PeteHegseth #ezechiele25:17 #pulpfiction

@news

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Ilaria Cucchi (s3.poliversity.it)
submitted 2 days ago by emama@poliversity.it to c/news@feddit.it

Ilaria Cucchi

La società civile si mobilita per il 25 aprile, i carabinieri intervengono per intimidirla.

È la sintesi di un Paese. A Roma, nei palazzi, la destra impone l’ennesimo decreto sicurezza pensato per colpire il dissenso. A Padova, per strada, dei ragazzi vengono perquisiti, bloccati a terra. E poi spinti nelle volanti dirette in caserma. Il tutto, mentre ai presenti viene intimato di non riprendere. Parole scandite dalla minaccia di taser, manganelli e spray al peperoncino.

Sembra uno scherzo di cattivo gusto. Invece, in questo momento, ci sono quattro persone, quattro ragazzi, trattenuti dallo Stato senza ragione alcuna. È perchè organizzavano il 25 aprile? O è solo una coincidenza, che la politica renda strutturale il fermo preventivo proprio a pochi giorni dall’anniversario della Liberazione? Io alle coincidenze non credo. Credo piuttosto che si tratti di un avviso ai naviganti. Le cui conseguenze, già oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Ma questa non può diventare la nuova “normalità”.

Sui fatti di Padova sto depositando un’interrogazione parlamentare.

Teniamo alta l’attenzione

#ilariaCucchi

Foto di Global Project

#Padova #fermopreventivo #decretosicurezza2026 #abusilegittimati

@news

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submitted 3 days ago by emama@poliversity.it to c/news@feddit.it

Scrive Ilaria sul suo profilo FB
"Come attestato da un documento del Tribunale di Budapest, datato 26 marzo 2026 e da me ricevuto l’1 aprile, il procedimento penale a mio carico è stato archiviato in conseguenza della decisione del Parlamento europeo di respingere la richiesta di revoca della mia immunità avanzata dalle autorità ungheresi.

Ricordo che il Parlamento UE ha deliberato di tutelare la mia immunità, riconoscendo la sussistenza del fumus persecutionis e qualificando pertanto il procedimento come politicamente motivato.

Le Regole di procedura del Parlamento UE stabiliscono che solo il Parlamento può deliberare sulla revoca dell’immunità parlamentare.
È pertanto inutile e pretestuoso sollecitarmi a “rinunciare” all’immunità, non essendo questa una facoltà di cui dispongo.

In ogni caso, il sistema giudiziario in Ungheria non ha subito mutamenti nel giro di una notte, In ogni caso, il sistema giudiziario in Ungheria non ha subito mutamenti nel volgere di una notte, né appare realistico attendersi riforme in tempi rapidi. I giudici precedentemente nominati – che Péter Magyar ha dichiarato di voler rimuovere, a conferma del condizionamento dell’esecutivo sul potere giudiziario – restano tuttora in carica, compreso il giudice assegnatario del mio procedimento e i vertici della magistratura.

Come ho sempre sostenuto, rivendico e lotterò per il mio – il nostro – sacrosanto diritto a essere sottoposta a un processo equo, nel pieno rispetto delle garanzie democratiche.

In quanto cittadina italiana, le autorità italiane avrebbero potuto procedere sin da subito – e possono tuttora farlo – all’istruzione di un processo nel territorio nazionale, senza nemmeno la necessità di richiedere la revoca dell’immunità (art. 68, comma 2, Cost.).

Cosa si attende per farlo? Nordio, batti un colpo.

L’Ungheria ha chiuso il procedimento contro Ilaria Salis
https://www.ilpost.it/2026/04/14/lungheria-ha-chiuso-il-procedimento-contro-ilaria-salis/

#ilariaSalis #Ungheria
@news

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Gaza 14 aprile 2011 (poliversity.it)
submitted 3 days ago by emama@poliversity.it to c/politica@feddit.it

Gaza 14 aprile 2011

La sera del 14 aprile 2011 Vittorio Arrigoni venne rapito da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all'area jihādista salafita, anche se tre di loro smentirono in seguito l'appartenenza al gruppo, all'uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. In un video immediatamente pubblicato su YouTube, in cui Arrigoni viene mostrato bendato e legato, i rapitori accusano l'Italia di essere uno "stato infedele" e l'attivista di essere entrato a Gaza "per diffondere la corruzione". Viene inoltre lanciato un ultimatum, minacciando l'uccisione di Arrigoni entro il pomeriggio del giorno successivo, e chiedendo in cambio della sua liberazione la scarcerazione del loro leader, Hisham al-Saedni, più noto come sceicco Abu al Walid al Maqdisi, e di alcuni militanti jihādisti detenuti nelle carceri palestinesi.

Restiamo Umani, il motto con cui Vic chiudeva i suoi articoli da Gaza, resta più che mai una Bandiera da tenere stretta al proprio petto in questi tristissimi anni, usciti, sembra, da un quadro del grande pittore fiammingo Hieronymus Bosch.

«Siamo tutti obiettivi ambulanti», Vik

«Restiamo umani»: Vittorio Arrigoni raccontato da sua madre ⁄ Open Migration https://openmigration.org/analisi/restiamo-umani-vittorio-arrigoni-raccontato-da-sua-madre/

#14aprile2011 #VikArrigoni #VittorioArrigoni #Restiamoumani #StayHuman #PalestinaLibera
#Gazagenocide

@politica

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submitted 5 days ago by emama@poliversity.it to c/politica@feddit.it

Era il 30 novembre 2025. Indossava la casacca azzurra degli Scout al-Mahdi, stringeva in alto il ritratto del Papa con tutta la forza che aveva in corpo. Un ragazzino sciita di Beirut che urlava di felicità per un papa cristiano. Nessuno glielo aveva chiesto. Lo faceva e basta.

Quella foto di Jawad Ahmad aveva fatto il giro del mondo, perché diceva qualcosa di vero e di raro: che la gioia non ha confessione, che i bambini non aspettano il permesso dei teologi per essere felici.

Cinque mesi dopo, l'8 aprile 2026 - primo giorno del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, mentre le famiglie iniziavano a prepararsi a tornare a casa - Israele ha scatenato uno dei suoi massacri più brutali: cento bombardamenti in dieci minuti su Beirut, sul sud del Libano e sulla valle della Bekaa. Quartieri residenziali rasi al suolo. Più di trecento morti in dieci minuti.

Uno di quegli edifici era la casa di Jawad, nel quartiere di Hayy el-Sullom, periferia sud di Beirut.

Per tre giorni i soccorritori hanno cercato lui e suo padre Alì tra le macerie. L'11 aprile li hanno trovati.

Ma oggi, per chi guarda quella foto di novembre e poi pensa all'11 aprile, significa semplicemente questo: il bambino che impazzì di gioia è morto sotto le bombe. E il mondo ha fatto finta di niente.

Tahar Lamri
#Libano #Trump #bambini #papa
@politica

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submitted 5 days ago* (last edited 5 days ago) by emama@poliversity.it to c/politica@feddit.it

Il partito d'opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, è sul punto di ottenere una vittoria travolgente, le proiezioni ufficiali assegnano a Tisza 138 seggi su 199, garantendo a Magyar la maggioranza dei due terzi (la cosiddetta "super-maggioranza") che permette di modificare la Costituzione.
Spoglio 94%, Tisza a 138 seggi su 199.

Che Orban abbia perso ed esca di scena è una notizia buona. Ma ora aspettiamo a vedere che farà Magyar. Demolirà la democratura costruita da Orban? Ripristinà la democrazia smantellando il sistema di potere "illiberale" costruito da Orbán in 16 anni? Non dimentichiamo che è un uomo di destra.
Dopo 16 anni di Orban la Sinistra o il Centro Sinistra non hanno più struttura e forza in Ungheria. Speriamo che ora si possa cominciare a ricostruire una visione ampiamente democratica antifascista.

Intanto questo è ciò che Magyar ha presentato come programma:

* Riforme Politiche e Istituzionali
Ripristino della democrazia: Smantellamento del sistema di potere "illiberale" costruito da Orbán in 16 anni.
Lotta alla corruzione: Sostituzione del clientelismo con una concorrenza leale e trasparente.
Apertura degli archivi: Promessa di rendere pubblici i fascicoli degli agenti dei servizi segreti dell'era comunista.
Indagini governative: Avvio di inchieste sull'operato dei ministri uscenti (come il ministro degli Esteri Péter Szijjártó).
Costituzione condivisa: Anche in caso di maggioranza dei due terzi, Magyar ha promesso di non modificare la Costituzione da solo, ma di cercare il consenso.

* Economia ed Energia
Indipendenza energetica: Obiettivo di eliminare la dipendenza dal gas e dall'energia russa entro il 2035.
Rilancio economico: Misure per contrastare l'inflazione e stabilizzare l'economia nazionale.

* Sanità e Sociale
Sviluppo ospedaliero: Costruzione di un "super-ospedale" tecnologicamente avanzato per ogni regione del Paese.
Sostegno demografico: Politiche mirate a fermare il calo della popolazione ungherese.

* Politica Estera
Riavvicinamento all'UE: Ripristino di relazioni costruttive con Bruxelles per sbloccare i fondi europei congelati a causa delle violazioni dello stato di diritto.
Allineamento europeo: Maggiore cooperazione con i partner occidentali, distanziandosi dalle posizioni filorusse del governo precedente.

https://www.rainews.it/maratona/2026/04/ungheria-elezioni-voto-12-aprile-2026-orban-magyar-europa-ucraina-kiev-guerra-aiuti-ade8f41d-a3c7-4c0e-9c14-16ab9eb8415e.html

#elezioniungheria

@politica

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submitted 6 days ago by emama@poliversity.it to c/politica@feddit.it

Il discorso in Piazza Santi Apostoli a Roma, marzo, di Puria Nabati .

"Bismillahi Rahman Rahim
In Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
Amici, fratelli, sorelle, oggi io non parlo da commentatore. Non parlo da analista. Parlo da iraniano nato in Italia, cresciuto con il cuore iraniano, con una memoria divisa tra due terre che amo. Parlo da uomo che conosce l’Iran non attraverso la propaganda, ma attraverso la vita, avendoci vissuto. Attraverso la famiglia. Attraverso la cultura. Attraverso la religione. Attraverso il dolore e l’orgoglio di un popolo. E io oggi voglio dirvi una cosa semplice: noi iraniani siamo un popolo orgoglioso. Non siamo un popolo che ama vivere in ginocchio. Non siamo un popolo che si lascia educare con le minacce. Non siamo un popolo che si arrende facilmente. Perché il popolo iraniano non si inginocchia e non si genuflette davanti a nessuno tranne Dio, e lo ha dimostrato molte volte, costi quel che costi. Chi vuole capire l’Iran deve partire da qui. Deve capire che noi non siamo solo uno Stato. Siamo una civiltà. Siamo una memoria viva. Siamo un popolo che, quando viene colpito, reagisce.
Nel 1979 il popolo iraniano non cambiò soltanto governo. Spezzò una catena. Cacciò dalla propria terra i prepotenti americani e i sionisti, e dopo pochi giorni consegnò l’ambasciata israeliana ai palestinesi. Da allora l’Iran ha sostenuto in ogni modo possibile il popolo palestinese e la sua Resistenza, nonostante tutto ciò che questo ha comportato. Quel giorno l’Iran disse al mondo da che parte voleva stare: non con gli arroganti, i prepotenti, i colonialisti, gli occupanti, ma con gli oppressi.
Da allora ci hanno colpiti in tutti i modi.
Sanzioni, minacce, propaganda, isolamento.
Hanno provato a piegarci per quasi mezzo secolo. Eppure siamo ancora lì. In piedi.
Perché ci sono popoli che vivono di comodità, e popoli che vivono di dignità.
E lo abbiamo visto ancora una volta in queste settimane, quando il popolo iraniano è sceso nelle strade, sera dopo sera, per venti giorni consecutivi, nonostante la pioggia, la neve, la paura e i bombardamenti. Come dal 1979, è stato il popolo il vero protettore e custode della Rivoluzione e della Repubblica Islamica, qualunque cosa dicano i nemici e i loro mercenari. L’Imam Khomeini ha insegnato a una parte profonda del nostro popolo il valore dell’indipendenza, della giustizia, della resistenza.
E l’Imam Khamenei, in questi anni durissimi, ha incarnato per milioni di iraniani la fermezza di una guida che non si piega alla pressione, non arretra davanti alla minaccia e non separa la dignità nazionale dalla fedeltà ai principi. E per capire fino in fondo la resistenza iraniana bisogna capire Karbala. Bisogna capire l’Imam Husayn, il nipote del Profeta, che circa millequattrocento anni fa, nella piana di Karbala, sacrificò la propria vita pur di non piegarsi al tiranno del suo tempo. Bisogna capire Ashura e Karbala, miti e modelli con cui noi iraniani, e i musulmani sciiti in generale, crescono sin da bambini. Bisogna capire che per noi esistono situazioni e principi in cui perdere la testa è meno grave che perdere l’onore. Per questo io lo dico qui, senza esitazione: un vero iraniano può sacrificare la propria vita, ma non accetta la sottomissione. Può criticare il proprio Paese. Può lottare per cambiarlo. Può soffrire per i suoi difetti. Ma non lo offre al nemico.
E qui voglio essere molto diretto.
Io non vi dirò mai che in Iran tutto sia perfetto. Non ve lo dirà mai nessun iraniano.
Non lo penso.
Io stesso ho criticato leggi, politici, scelte.
Io stesso voglio un Iran migliore.
Ma c’è una differenza immensa tra voler migliorare la propria casa e volerla vedere umiliata dall’esterno.
C’è una differenza tra la critica e la resa.
Tra il coraggio e il servilismo. E allora diciamolo chiaramente: ci sono persone che parlano persiano, che vengono invitate nei media occidentali come voce degli iraniani, ma che non rappresentano l’onore, la storia, la cultura, la fede del nostro popolo. Rappresentano il rancore. Rappresentano la subordinazione allo straniero. Rappresentano la miseria morale di chi cerca approvazione insultando la propria patria davanti ai suoi aggressori. Io per questa gente non provo rispetto politico.
In Occidente vi fanno vedere quasi solo iraniani che odiano la Repubblica Islamica, e ve li presentano come se fossero l’Iran. Ma non è l’Iran. È una parte dell’Iran. Perché molti di quelli che sono contro se ne vanno all’estero, mentre milioni di quelli che stanno con la Repubblica Islamica restano nella loro terra. Restano in Iran. Restano sotto pressione. Restano sotto le sanzioni. Restano sotto le minacce. E restano pronti a sacrificare la vita pur di non tornare schiavi dell’imperialismo. Per questo voi vedete più facilmente loro in televisione.
Uno come me, uno che difende l’Iran senza inginocchiarsi al racconto dominante, nella radio e nella tv italiana non lo vedrete quasi mai. Perché un iraniano libero, fedele alla propria patria e non all’impero, per questo sistema è un pericolo.
Chi applaude la pressione straniera contro il proprio paese, chi gode delle sanzioni, chi si sente grande solo quando parla contro la propria terra, è una persona che ha perso l’onore, il buon senso e la fedeltà verso il proprio popolo.
Essere nati iraniani non basta.
Bisogna avere la schiena iraniana.
Bisogna avere la dignità iraniana.
Bisogna avere il coraggio di restare dalla parte del proprio popolo anche quando ci sono problemi, anche quando ci sono ferite, anche quando ci sono errori.
Un vero iraniano non chiama il nemico a colpire casa sua. Non festeggia l’assedio contro la propria terra. Non scambia la vendetta per libertà.
E io oggi vi parlo così anche perché amo l’Italia. Questa terra è parte di me.
Io sono nato qui. Sono cresciuto anche qui.
E proprio per questo mi spezza il cuore vedere l’Italia mettere il proprio territorio, le proprie basi, la propria struttura a disposizione della macchina di guerra americana.
Io faccio una domanda molto semplice:
con quale faccia si opprime un popolo e poi si finge di volerlo salvare?
Prima lo sanzioni. Poi lo minacci. Poi lo strangoli. E alla fine ti presenti come liberatore. No. Questa non è solidarietà.
Questa è arroganza imperiale.

Ogni popolo ha il diritto di migliorare il proprio Paese dall’interno. Nessun popolo si salva sotto le bombe. Nessun popolo cresce sotto il ricatto. Nessun popolo diventa libero grazie all’umiliazione imposta da potenze straniere.
Per questo oggi io dico all’Italia: non fatevi trascinare nella guerra.
Non mettete il vostro nome al servizio di chi incendia il mondo. Non diventate il corridoio di una violenza che poi ricadrà sui popoli.
E io questo lo dico anche perché la guerra io non la conosco per sentito dire. La guerra l’ho vista. La guerra dei dodici giorni, nel giugno scorso, l’ho vissuta, perché ero in Iran. Anche quella, come quella attuale, è stata scatenata da Stati Uniti e Israele proprio mentre il nostro governo stava tenendo delle trattative.
E quando hai visto bambini diventare orfani e madri spezzate dal dolore, non parli più della guerra come di una discussione astratta.
La guerra smette di essere una parola.
Diventa una ferita. Per questo io non voglio vedere soffrire i miei cari in Iran. E non voglio vedere soffrire le persone che amo qui in Italia.Solo chi ha perso il senso dell’umanità può desiderare la guerra per il proprio Paese. Solo chi è decaduto moralmente può gioire del sangue degli innocenti. E lasciatemi dire una parola anche per il Libano. Perché io ho fratelli e sorelle libanesi carissimi, e quasi ogni volta che li incontro trovo lacrime che il mondo non vuole vedere. Di loro si parla troppo poco. Ci dicono che vengono colpiti soltanto combattenti di Hezbollah, ma la Palestina e l’Iran ci hanno mostrato ancora una volta che, quando decidono di colpire, a cadere sono anche case, famiglie e civili innocenti. E il Libano questa ferita la porta da anni, troppo spesso nel silenzio di tutti. Noi invece dobbiamo restare dalla parte della dignità. Dalla parte dei popoli. Dalla parte di chi resiste senza inginocchiarsi. Perché il bersaglio non è solo l’Iran. Il bersaglio è ogni popolo che non vuole piegarsi. Ogni nazione che non vuole inginocchiarsi davanti all’impero. Ogni voce che osa dire no. E allora io oggi, da questa piazza, voglio lasciare un messaggio netto. Noi iraniani non siamo un popolo da spezzare. Siamo un popolo che ha imparato a resistere. Siamo un popolo che preferisce il sacrificio alla sottomissione. Siamo un popolo che non ha dimenticato Husayn, non ha dimenticato Karbala, non ha dimenticato che ci sono momenti in cui stare in piedi vale più che vivere comodi in ginocchio. E all’Italia io dico: abbiate dignità anche voi. Non siate servi. Non siate base di guerra. Non siate strumento nelle mani di chi usa i popoli e poi li abbandona. I popoli vogliono vivere. Gli imperi vogliono dominare. I popoli vogliono pace con dignità. Gli imperi vogliono obbedienza. Noi siamo qui per scegliere da che parte stare. Dalla parte della Palestina sempre viva. Dalla parte dell’Iran che resiste. Dalla parte dell'indomito Libano, del fiero Iraq, del nobile Yemen. Dalla parte dei popoli che non si piegano. Dalla parte di chi preferisce la verità alla propaganda e la dignità alla resa. E lasciatemi chiudere con queste parole. Io sono iraniano. Sono nato in Italia. Porto entrambe queste terre nel cuore.
E proprio per questo oggi vi dico: non lasciate che l’Italia venga trascinata nella guerra. Non lasciate che vi rubino il cuore con la menzogna. Non lasciate che vi convincano che la sottomissione sia saggezza. Noi veniamo da una verità antica e durissima: meglio soffrire in piedi che vivere in ginocchio. Onore ai popoli che resistono. Onore alla Palestina. Onore all’Iran che non si piega. Onore al Libano, all'Iraq, allo Yemen.
Fuori l’Italia dalla guerra. Grazie."

#PuriaNabati #Iran #iranWar
@politica
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submitted 6 days ago* (last edited 6 days ago) by emama@poliversity.it to c/politica@feddit.it

Il 2 aprile 2026, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, ha ricevuto un dottorato honoris causa congiunto da tre importanti università belghe: UAntwerpen, UGent e VUB (Vrije Universiteit Brussel).

Ecco i dettagli principali dell'evento:

👉 Unicità del riconoscimento:
È la prima volta che queste tre istituzioni collaborano per conferire un titolo simile. La cerimonia si è tenuta ad Anversa presso la Queen Elisabeth Hall.

👉 Motivazione accademica:
Il premio è stato assegnato per il suo "eccezionale impegno per i diritti umani e la giustizia internazionale".
I rettori hanno sottolineato come il suo lavoro sia basato su analisi giuridiche rigorose e fatti documentati, nonostante le forti pressioni e le campagne di diffamazione.

👉 Contesto internazionale:
Il riconoscimento arriva in un momento di estrema tensione. Mentre le università belghe hanno scelto di onorare il suo operato, diversi governi (tra cui quelli di Francia, Germania e Italia) hanno espresso aspre critiche nei suoi confronti o ne hanno chiesto le dimissioni.

👉 Copertura mediatica:
Mentre in Belgio la notizia è stata riportata ampiamente dai media locali e dai canali ufficiali delle università, in Italia la diffusione sui principali media nazionali è stata effettivamente molto limitata rispetto alla rilevanza del riconoscimento.

Il rettore della VUB, Jan Danckaert, ha ribadito che la scelta riflette una convinzione accademica condivisa: la responsabilità delle università di difendere i diritti fondamentali e il pensiero critico anche in contesti altamente polarizzati.

FONTI

[https://www.belganewsagency.eu/](https://www.belganewsagency.eu/flemish-universities-to-honour-un-rapporteur-francesca-albanese)
[https://www.thejc.com/](https://www.thejc.com/news/world/francesca-albanese-awarded-honorary-doctorate-despite-objections-of-jewish-groups-lcblic4b)
[https://quillette.com/](https://quillette.com/2026/04/02/francesca-albanese-and-the-perversion-of-academia-israel-gaza-belgium/)
[https://www.facebook.com/](https://www.facebook.com/Gazetvanantwerpen/videos/voor-het-eerst-hebben-universiteit-antwerpen-universiteit-gent-en-vrije-universi/2351953345276444/#%3A%5C%7E%3Atext=Voor+het+eerst+hebben+Universiteit+Antwerpen%2C+Universiteit%2Cze+ge%C3%ABerd+voor+haar+werk+als+Speciaal)
[https://www.ugent.be/](https://www.ugent.be/en/news-events/francesca-albanese-honorary-doctorate.htm)
[https://eurojewcong.org/](https://eurojewcong.org/news/ejc-in-the-media/21-news-by-awarding-an-honorary-doctorate-to-francesca-albanese-belgium-risks-diplomatic-discredit-in-europe/)
[https://www.vub.be/](https://www.vub.be/en/nieuws/drie-vlaamse-universiteiten-eren-vn-rapporteur-francesca-alb)
[https://www.ugent.be/](https://www.ugent.be/en/news-events/francesca-albanese-honorary-doctorate.htm)
[https://press.vub.ac.be/](https://press.vub.ac.be/uantwerpen-ugent-en-vub-reiken-samen-eredoctoraat-uit-aan-francesca-albanese)
[https://www.facebook.com/](https://www.facebook.com/ajplusenglish/videos/israeli-and-european-officials-are-sharing-fake-claims-about-the-uns-francesca-a/3451563688345584/)
[https://eurojewcong.org/](https://eurojewcong.org/news/ejc-in-the-media/21-news-by-awarding-an-honorary-doctorate-to-francesca-albanese-belgium-risks-diplomatic-discredit-in-europe/)
[https://www.31mag.nl/](https://www.31mag.nl/3-universita-in-belgio-hanno-conferito-ph-d-ad-honorem-a-francesa-albanese/#%3A%5C%7E%3Atext=3+universit%C3%A0+in+Belgio+hanno+conferito+dottorato+ad+honorem+a+Francesa+Albanese+-+31mag.)
[https://www.vub.be/](https://www.vub.be/en/news/three-flemish-universities-honour-un-rapporteur-francesca-al)

#FrancescaAlbanese #dottoratoHonoriscausa #dirittiumani #giustizia internazionale
@news

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OMICIDI PERFETTI (s3.poliversity.it)
submitted 1 week ago* (last edited 1 week ago) by emama@poliversity.it to c/news@feddit.it

OMICIDI PERFETTI
Gli ingredienti ci sono tutti: due stranieri ingaggiati in nero, al lavoro senza protezioni a 30 metri di altezza su un mezzo preso a noleggio da una ditta senza operai che non apriva un cantiere dal 2016, una gru mal posizionata perché intralciava un gommista, una committenza privata, una regione autonoma in cui l’INL non ha giurisdizione. A corredo, la consueta inondazione di lacrime di coccodrillo condite di “inaccettabile” e “basta”, le istituzioni che giurano di avere a cuore la sicurezza dei lavoratori (no, la ministra Calderone no, oggi ha perso la voce), i sindacati che annunciano agguerrite mobilitazioni. Mescolare con cura e come risultato si avrà non una, ma due vite spezzate.

Appartenevano al 49enne romeno Tiberi Mihai Daniluc e al 41enne tunisino Jaleleddine Najhai, entrambi residenti a Palermo, morti alle 11,30 di venerdì 10 aprile in via Marturano dove erano impegnati da un paio di settimane nella ristrutturazione di un nono piano con attico. I lavori erano affidati alla Edil Tech Costruzioni, inattiva da 10 anni, che aveva noleggiato una gru da Agliuzza Sollevamenti. Il mezzo ostacolava però l’attività del gommista Gammicchia ed era stato posizionato all’angolo opposto rispetto al punto dell’intervento, nonostante (scrive La Sicilia), fosse stato suggerito di avvicinarlo. È questa probabilmente la causa della tragedia, perché alla massima estensione e con un peso sul cestello non indifferente, il braccio della gru ha ceduto di schianto, facendo precipitare i due operai sulla rampa di un garage e abbattendosi sulla tettoia del gommista. Daniluc e Najhai sono morti sul colpo: non avevano protezioni, non erano agganciati e lavoravano in nero. Un meccanico di 34 anni è rimasto ferito.

La procuratrice aggiunta Laura Vaccaro ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ordinato l’autopsia, fissata per lunedì. Gli indagati sono per ora il titolare della Edil Tech e il proprietario dell’appartamento, che saranno sentiti da Polizia e Spresal, così come l’operatore della gru, il direttore dei lavori, il responsabile della sicurezza e i familiari delle due vittime. Cgil, Cisl e Uil prendono tempo: “Nei prossimi giorni definiremo le iniziative attraverso assemblee con i lavoratori, perché è il momento di agire per salvare vite”. Usb invece ha proclamato uno sciopero generale di 24 ore a Palermo e provincia per lunedì 13 aprile, con un sit-in davanti alla prefettura.

#tiberimihaidaniluc #jaleleddinenajhai #mortidilavoro #lavoronero
Da Morti di lavoro

@news

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Il Ministero della Cultura (MiC) ha negato i fondi selettivi al film doc su Giulio Regeni, intitolato "Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti. Il film, premiato con il Nastro d'Argento per la legalità, esplora il caso del ricercatore ucciso al Cairo.
La commissione ministeriale ha escluso l'opera dai contributi statali, sostenendo che non risponda ai criteri di interesse artistico e culturale.
Ma la cultura non dovrebbe essere proprio quella forza che ci aiuta a cercare la verità e a non dimenticare?

#veritàegiustizia #culturaeverità #giulioregeni #VeritàPerGiulio #Tuttoilmaledelmondo

@politica

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Sigfrido Ranucci (poliversity.it)
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Sigfrido Ranucci
Da FB

BUON LUNEDI' DELL' ANGELO DA GAZA.
I cumuli di macerie che nascondono i cadaveri, i cumuli di rifiuti, i sistemi fognari collassati che rilasciano liquami nauseabondi che si infiltrano nel terreno.
Ratti e insetti si moltiplicano in quantità mai viste prima.
Stanno attaccando le persone.
Le famiglie dormono tra le macerie delle case che un tempo le proteggevano. Le stesse macerie sono diventate un rifugio, ma non per loro. Ospitano roditori, fame e degrado. Altri vivono in tende così fragili da sembrare meno case e più promesse precarie che il vento potrebbe spezzare da un momento all'altro.
E così le persone sopportano non solo la guerra, ma anche la lenta violenza dell'ambiente stesso.
Qualche giorno fa, si è diffusa la foto di un neonato con il viso parzialmente divorato dai ratti. È insopportabile scriverlo. Ieri è apparsa un'altra immagine. Una donna diabetica con un dito del piede parzialmente divorato, che non sentiva nulla.
Come siamo arrivati a questo punto? Come ha fatto la sofferenza a raggiungere una forma così silenziosa e umiliante?
Da Antimafia 2000.
Report riprenderà domenica 12 aprile, ore 20.30 su Rai3

#gazagenocide #sigfridoRanucci #rattimaceriecadaveriGaza
#buonLunedìdellAngelo
@news

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Luisa Canciello, A Ginevra gli stupri di palestinesi nelle carceri israeliane. L’Italia non parla, Il Manifesto, 4 aprile 2026

PALESTINA Presentato il rapporto di Francesca Albanese

Nel centro di detenzione nel deserto del Naqab, i prigionieri palestinesi detenuti dalle forze israeliane sono sottoposti a torture sistematiche e a condizioni che trasformano la detenzione in una forma quotidiana di annientamento.
Khaled M. è il primo avvocato a cui è stato permesso entrare in questi centri. Dopo anni in questo campo, afferma di aver assistito a un livello di violenze senza precedenti. Lo incontriamo a Ginevra, al Palais de Nations, durante la presentazione del rapporto della relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Khaled racconta di un uomo di 67 anni stuprato mentre aveva mani e piedi legati, filmato e deriso. Di un ragazzo di 20 anni spogliato e sottoposto a waterboarding. Un soldato è arrivato con un estintore; la parte superiore è stata inserita nell’ano – Khaled si scusa per la crudezza- la sostanza spruzzata all’interno. Il ragazzo vive oggi con gravi conseguenze psicologiche. Anche il personale medico è coinvolto: «I prigionieri vengono amputati senza anestesia».
L’avvocato riporta un’altra testimonianza, di una donna: «Mi hanno chiesto di sedermi sulle ginocchia, hanno inserito una bottiglia nella mia vagina, e mi hanno costretto a toglierla più volte. Sei persone».
A DIMOSTRAZIONE di ciò, l’ottavo report di Albanese, «Tortura e genocidio», raccoglie oltre 300 testimonianze, identificando nella tortura uno dei simboli di questo genocidio configurandola come strumento di sterminio, perpetuata attraverso la sistematica e violenta deprivazione della dignità umana. Un inferno quotidiano, imposto a corpi e vite, reso possibile non solo dall’azione di Israele, ma anche dalla complicità e dal silenzio dei nostri governi. Durante la presentazione, Albanese presta la sua voce ai sopravvissuti, le cui testimonianze continuano a vivere nonostante l’annientamento subito: «Uno dei soldati mi ha violentato inserendo con forza un bastone nel mio ano. Dopo circa un minuto lo ha tolto e lo ha inserito di nuovo con più forza mentre urlavo. Poi mi ha costretto ad aprire la bocca e a leccare il bastone. Desideravo morire mentre mi stavano violentando».
È SOLO UNA delle testimonianze riportate da Albanese, che documentano crimini contro l’umanità e violazioni della Convenzione contro la tortura e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio. «A Israele è stata di fatto concessa una licenza per torturare i palestinesi perché la maggior parte dei vostri governi, dei vostri ministri, lo ha permesso – denuncia Albanese – Tra ottobre 2023 e gennaio 2026, le forze israeliane hanno arrestato più di 18.500 palestinesi, inclusi bambini, soprattutto se erano medici, giornalisti, o operatori umanitari. Quasi 100 di loro sono morti in custodia. 4mila risultano ancora vittime di sparizione forzata. Migliaia sono stati detenuti senza accuse, trattenuti in condizioni disumane, picchiati, incatenati, abusati sessualmente, privati di cure mediche, affamati, stuprati».
Dopo la presentazione del rapporto, numerosi stati tra cui Slovenia, Irlanda, Spagna, hanno espresso sostegno al mandato della relatrice e denunciato l’uso sistemico della tortura da parte di Israele contro il popolo palestinese. L’Italia, invece, non ha espresso né sostegno né condanna: si è limitata a richiamare la relatrice al dovere di attenersi al proprio codice di comportamento, senza esprimersi nel merito delle accuse. Il divieto di tortura è una norma inderogabile (ius cogens): il silenzio non è neutralità, è complicità.
L’immobilità politica e la mancanza di volontà di agire rivelano i limiti di un sistema internazionale di matrice coloniale, formalmente costruito per tutelare il diritto, ma oggi incapace di farlo rispettare, fino a svuotarlo e sgretolarlo.
L’ambasciatore palestinese presso la sede Onu a Ginevra, Ibrahim Khraishi, intervistato nella sala del Café Suisse, afferma: «I doppi standard stanno uccidendo l’Europa. Si parla di valori condivisi con Israele, ma quali valori? Come si può dire di condividere i valori del genocidio? Gli europei devono difendersi». A queste parole fanno eco quelle di Albanese: «Ho fatto appello all’essere umano che è in voi: non siete stanchi? La diplomazia, in tempo di genocidio, non è neutrale. Com’è possibile che questa realtà non abbia ancora portato alla sospensione delle vostre relazioni con Israele?».
L’IMPUNITÀ alimenta i crimini: «La tortura fa all’individuo ciò che il genocidio fa a un gruppo in quanto tale. Un genocidio è diventato la forma estrema di tortura. Ciò che viene perso in Palestina sarà perso ovunque».

https://ilmanifesto.it/a-ginevra-gli-stupri-di-palestinesi-nelle-carceri-israeliane-litalia-non-parla

#tortureincarcere #palestinesitorturati #israeletorturatore
#rapportoportoAlbanese #genocidiogaza

@politica

[-] emama@poliversity.it 2 points 1 month ago

@gian_d_gian @scuola @news

Sono prove di regime autoritario. Stanno mutando la Costituzione, hanno pronta una nuova legge elettorale con premio di maggioranza che gli garantirà, se vincono, un potere talmente ampio che, con la riforma del premierato, non saremo più in democrazia, ma in democratura sul modello Orbán.
Per questo ora hanno bisogno, dopo aver preso il controllo della Rai e zittito le maggiori testate giornalistiche, di controllare la magistratura, prima cambiando sette articoli della Costituzione, poi se vincono con leggi ordinarie a colpi di maggioranza.

Queste prove non vanno prese sottogamba.

[-] emama@poliversity.it 2 points 2 months ago

@emama@mastodon.uno @politica @news

Eppure ...
Ognuno di noi usa quasi quotidianamente o talvolta queste parole: algebra, algoritmo, zero, magazzino, dogana, facchino, ammiraglio, banca, limone, zafferano, carciofo, spinaci, zucchero, sciroppo, divano, tappeto, alcol, taccuino, lampada, arsenale.
Sono tutte direttamente derivate dall'arabo.
E sono solo una piccola parte.

[-] emama@poliversity.it 1 points 2 months ago

@m3nhir @andreabont @informapirata @smaurizi @politica
Cosa usavano ed usano è nel link del messaggio precedente

[-] emama@poliversity.it 1 points 2 months ago* (last edited 2 months ago)

@Suoko non credo che sia un problema, sono altre le questioni. Circa sono dietro famiglie italiane facoltose che premono sulla politica.
Cosa cambia rispetto alla strage di Corinaldo? I gestori che avrebbero dovuto controllare la sicurezza a partire dal sovraffollamento sino.a controllare zaini etc. non hanno subito che pochi giorni di chiusura.
I genitori dei minorenni morti hanno avuto giustizia solo confronti degli idiote dello spray al peperoncino. Giustizia parziale. Non credo vivano a Dubai o frequentino le stazioni sciistiche dei Vip.
https://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia/_della/_discoteca/_Lanterna/_Azzurra

[-] emama@poliversity.it 1 points 2 months ago* (last edited 2 months ago)

@m3nhir @andreabont @informapirata @smaurizi @politica
Credo dipenda dal diverso potere che il Presidente americano ha su i corpi di polizia. Le Agenzie federali dipendono dal Presidente. Altri corpi di polizia invece sono dipendenti dai rispettivi Stati. Non dobbiamo dimenticare che gli USA sono una federazione di Stati che mantengono una considerevole indipendenza.

https://it.wikipedia.org/wiki/Forze/_di/_polizia/_degli/_Stati/_Uniti/_d%27America

[-] emama@poliversity.it 1 points 2 months ago* (last edited 2 months ago)

@pgo @news io credo di aver capito che quel sw può dare accesso al pc su richiesta di ...
Staremo a vedere. Potrebbe funzionare da troyan, soprattutto a seguito di aggiornamenti.

[-] emama@poliversity.it 1 points 2 months ago

@andreabont @informapirata @smaurizi @politica
Piantedosi non smentisce: «“Non risulta”, ha detto, precisando che ogni delegazione protegge i propri partecipanti come ritiene opportuno. Ha sottolineato che, in caso di arrivo, gli agenti americani si coordinerebbero con le forze italiane, una prassi definita normale e non un’ingerenza. Piantedosi ha inoltre ricordato che simili misure di sicurezza sono comuni durante visite di alti rappresentanti stranieri.»
https://tv.alanews.it/2026/01/24/milano-cortina-piantedosi-presenza-ice-non-confermata-prassi-normale-per-la-sicurezza/

[-] emama@poliversity.it 1 points 2 months ago

@katttivizzima @politica
esatto, anche nel caso di un coltello da cucina.
"La Legge 110 del 1975 disciplina il porto delle armi improprie, definendole strumenti che, pur avendo una destinazione d'uso diversa, possono essere usati per offendere (es. coltelli, mazze, accette, sfollagente, noccoliere, ecc.). L'articolo 4 sancisce che il loro porto è vietato fuori dalla propria abitazione o pertinenze, se non per giustificato motivo, ovvero per l'uso legato alla loro funzione specifica (come un coltello da cucina per cucinare), pena sanzioni penali. L'acquisto e la detenzione in casa sono generalmente permessi, ma il porto fuori casa senza ragione valida è illecito. "

[-] emama@poliversity.it 1 points 3 months ago* (last edited 3 months ago)

@politica #Palestine #Gaza #FreePalestine #STOPtheGENOCIDE #ananalimansour #hannoun #FreeThemAll

DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI
GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI
STRALCI

L’Italia ha anche accolto il leader e fondatore del nostro movimento al Parlamento italiano per ben due volte.
In quell’occasione, egli venne in Italia vestito con la propria divisa militare e armato, e dall’Italia pronunciò un discorso che fu ascoltato dal mondo intero.
Lo stesso è stato fatto con l’attuale presidente, Mahmoud Abbas.

Se lo sguardo strabico della giustizia affermerà che i resistenti palestinesi sono terroristi e non partigiani avallerà la politica del più forte, la legge della giungla, dove il più forte e brutale prevale.
Signor Giudice, il popolo italiano non è e non sarà mai nostro nemico; merita tutto il meglio e il nostro rispetto, è un popolo amico che ha sempre sostenuto la causa palestinese.
I nostri nemici sono gli israeliani che occupano la nostra terra, e nessun altro.
L’entità israeliana è un’entità occupante e terrorista, che non rispetta e non ha mai rispettato, nella sua storia, le leggi internazionali.
Ha una storia colma di tradimenti. Hanno assassinato, nel corso degli anni, molti palestinesi in tutto il mondo: in Norvegia, Ungheria, Bulgaria, anche qui in Italia, in Malesia e in diversi paesi arabi.
Essi non riconoscono nessuna legge che non sia la loro, nessuna legittimità che non sia la loro, e guardano a tutti coloro che non sono israeliani come loro subordinati.

Oggi definiscono le organizzazioni delle Nazioni Unite come terroristiche, come l’UNRWA, e l’ONU come un covo di antisemiti, e con tutta insolenza attaccano anche il Papa con la stessa accusa infamante.
Diventa un nemico da prendere di mira chiunque non si allinei con loro.
Noi Palestinesi siamo un popolo libero e non accetteremo mai di essere gli schiavi di nessuno.

In questi ultimi giorni, davanti agli occhi dell’intero mondo, l’esercito israeliano ha sfollato oltre 40 mila palestinesi dalle proprie case a Tulkarem, bruciando abitazioni, devastando strade, ospedali, uccidendo donne e bambini; lo stesso accade anche a Jenin.
Continuano a occupare anche ora, mentre mi trovo in quest’aula, commettendo i peggiori massacri contro i civili inermi, mentre voi tacciate il nostro difenderci di terrorismo; su quanto accade siete divenuti ciechi e sordi, perché non vi esprimete?

Signor Giudice, l’entità sionista uccide e distrugge in Palestina sin dal 1947, e non dal 7 ottobre.
Ma il mondo è rimasto immobile e in silenzio, e il dolore lo prova solo chi riceve la ferita.
Ci troviamo ad affrontare una violenza squadrista, nazi-fascista, così come il popolo italiano ha affrontato l’aggressione e la violenza nazista tedesca.
La differenza tra noi e voi, però, è che dopo più o meno 20 anni, voi siete riusciti a liberarvi, mentre noi, dopo 75 anni, ci ritroviamo ancora a resistere.

Signor Giudice, se la resistenza palestinese, legittimata da tutte le corti internazionali, a cui l’Italia ha aderito e riconosce legittimità, oggi la considerate terrorismo, allora, stando allo stesso principio, anche la resistenza italiana contro Mussolini, il fascismo e la Germania nazista dovrebbe essere definita terrorismo.

Signor Giudice, nel corso della sua storia l’occupazione israeliana non ha rispettato né le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza né le decisioni della Corte Internazionale, potete dirmi che fine hanno fatto gli Accordi di Oslo e Camp David, e che fine hanno fatto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 242 e 338?
Riuscite a censire i palestinesi uccisi nel corso dell’aggressione israeliana a partire dal 1947 fino al giorno d’oggi?
Oppure il numero di profughi cacciati?
Come si esprime su questo il vostro diritto e la vostra legge?

Signor Giudice, la madre palestinese è come tutte le madri di questa terra.
Immaginate con me di svegliarvi ogni mattina, mandare vostro figlio a scuola, preparargli da mangiare e, al momento di riaccoglierlo a casa al suo ritorno, vederlo tornare avvolto in un telo bianco, ucciso da un soldato israeliano, e doverlo stringere per l'ultima volta. Immaginate, a Gaza, un padre con sua moglie e nove figli che si trovano senza cibo. Il padre esce per cercare qualcosa da mangiare; al suo ritorno ritrova tutta la famiglia morta sotto le macerie, uccisa da un bombardamento sionista.

Qualcuno di voi può alzarsi e dire che Israele è uno Stato occupante, oppressore e terrorista?
Questa verità la sapete tutti in cuor vostro, ma nessuno di voi può dirla ad alta voce, perché vi ritrovereste accusati di antisemitismo, perdereste il vostro lavoro o potreste trovarvi a dividere con me il tavolo a pranzo in carcere, con un’accusa di terrorismo.
Per questo dico e ripeto che forse i palestinesi sono i soli liberi in questo mondo di schiavi.
Viva la Palestina libera e araba
Viva Gerusalemme, sua eterna capitale
Pace all’anima dei martiri e dei bambini di Palestina
Saremo sempre la prima linea di difesa fino alla liberazione

@politica

#Palestine #Gaza
#FreePalestine
#STOPtheGENOCIDE
#ananalimansour
#hannoun
#FreeThemAll

[-] emama@poliversity.it 1 points 3 months ago

@akaknijn @politica
Grazie, 3 e 4 sono vicini. Così ho schiacciato l'un per l'altro.
Ormai non correggo.
Confermo il terzo dalla polizia. Mi sembra, comunque, che nella commemorazione ricordino tutti e tre.

[-] emama@poliversity.it 1 points 4 months ago

@informapirata mi ricorda quando da piccoli ci contingentavano il tempo davanti alla tv. I motivi erano simili. Non identici, però.

[-] emama@poliversity.it 1 points 10 months ago

@anarchiversitario @politica
Tajani rimandato a settembre in Storia
La storia d'Italia e d'Europa questa sconosciuta, per Tajani. Figurarsi cosa non sa della Storia mondiale.

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emama

joined 10 months ago